La minaccia dell’inquinamento luminoso

di Raffaele Toniolo

Dopo diversi anni di osservazione astronomica ci si rende conto di quali sono le condizioni più adatte per assicurare una spensierata nottata sotto le stelle. Nel caso in cui siano le prime esperienze di osservazione astronomica, non conoscendo le emozioni che un cielo stellato può regalare, la maggior parte di noi rimane comunque impressionata e incantata dal fascino della volta celeste, qualunque essa sia, ammesso di essere in presenza di un discreto cielo notturno. Questo, a parer mio, è il grande potere del cielo stellato: riuscire ad impressionare nuove menti indipendentemente dalle condizioni in cui questo si presenti. E’ come se osservare l’Universo per qualche istante bastasse per farci capire che lui è la nostra vera casa, la nostra origine, una consapevolezza che nasce in noi intrisa di tranquillità e serenità. Ma nella maggior parte dei casi, proviamo queste nuove e bellissime emozioni totalmente inconsapevoli della vera natura del cielo che stiamo osservando, un cielo rovinato, abbagliato, ingiallito dalle luci dell’uomo.
Questa triste verità può essere notata solamente se la fortuna o l’entusiasmo ci ha fatto finire sotto molti cieli notturni, diversi quanto a qualità e quantità di oggetti celesti offerti. 

Ma qual’ è l’aspetto responsabile di questa inarrestabile rovina dei cieli?

Un fenomeno in particolare è il diretto responsabile della progressiva perdita di qualità del patrimonio celeste. Parlo dell’inquinamento luminoso. Nonostante gli sforzi da parte di molte associazioni che da anni cercano di difendere l’oscurità dei cieli, questo sembra sia un fenomeno inarrestabile, una causa persa come molti affermano. Il mondo, in effetti, è sempre più luminoso, su questo non ci sono dubbi. E’ sufficiente dare uno sguardo ad immagini scattate da qualche nostro satellite in qualsiasi parte del mondo in cui sia calata la notte per rendersi conto di come stanno le cose. Immagini dettagliate dell’inquinamento luminoso nel nostro pianeta evidenziano un progressivo ed esponenziale peggioramento delle condizioni della maggior parte dei cieli notturni negli ultimi 20 anni. Recenti studi hanno dimostrato che la luminosità media del nostro pianeta sta aumentando di quasi 2% ogni anno. Non dimentichiamoci che, meno di 150 anni fa, le uniche fonti luminose con cui l’uomo aveva a che fare in spazi interni erano le candele, mentre esternamente l’unica opzione era quella di farsi guidare dall’intensa luce della Luna e del cielo stellato.
Sfortunatamente, l’effetto deleterio per il cielo notturno non è il solo. Pochi considerano le conseguenze ambientali e sull’essere umano. Piante e animali, come anche l’uomo, regolano i propri comportamenti sulla base del ciclo giorno/notte, conosciuto come ritmo circadiano, che per milioni di anni ha rappresentato un “orologio interno” imperturbato per qualsiasi specie del pianeta. L’eccessiva illuminazione comporta quindi una variazione biologica di questo ritmo naturale causando molti casi di disorientamento in diverse specie animali, alterazione del fotoperiodo in alcune piante e generale alterazione del sonno. Recenti studi hanno dimostrato che circa due terzi della popolazione mondiale vive in aree dove il cielo notturno è considerato al di sopra della soglia che definisce un cielo inquinato. La Via Lattea, la nostra galassia, è ormai visibile solo spostandosi di molti chilometri dalle grandi città, in ambiente rurale, montano o, meglio ancora, in ambiente desertico.

L’immagine sopra, risultato di precise misurazioni della luminosità del cielo, è una panoramica dettagliata della propagazione dell’inquinamento luminoso a livello mondiale. Scattata al di fuori dell’atmosfera presso uno dei nostri satelliti, quest’immagine è stata sviluppata utilizzando dati ad alta risoluzione elaborati da nuovi software. Come si può notare, una buona parte del nostro pianeta è pervasa dalla luce artificiale. Le aree maggiormente illuminate sono senza dubbio l’Europa, in cui solo parte dei paesi nordici come Svezia e Norvegia si può ancora ritenere “salva”, gli Stati Uniti (escluse le aree desertiche) e parte dell’Asia (soprattutto India e Cina dell’est). Le aree meno soggette sono senza dubbio l’Alaska, buona parte del Canada e del continente africano, Australia e buona parte del Sud America.
Ma…il Cile? E’ anche lui condizionato dall’effetto del crescente inquinamento luminoso? Purtroppo si, come tutto il mondo, più o meno rapidamente a seconda della zona. Fortunatamente, come è possibile osservare nell’immagine sottostante, una buona parte del paese è ancora salva, grazie alla presenza del deserto di Atacama che occupa la metà del territorio e che rende inabitabile molte aree altopianiche. Altra regione ancora molto scura è la Patagonia sia cilena che argentina anche se, alle sue latitudini, il meteo tendenzialmente instabile regala di rado nottate di cielo totalmente limpido.
Il paese più astronomico del mondo, dove l’illuminazione pubblicitaria e attività come l’edilizia, l’estrazione mineraria e l’illuminazione sportiva rappresentano le principali fonti di inquinamento luminoso, si è sentito quindi costretto ad iniziare una battaglia contro il lento ma costante aumento di fonti luminose concentrate, come sempre, nelle realtà urbane. Dall’immagine si può notare chiaramente che l’unico “faro” in Cile è rappresentato dalla capitale, Santiago de Chile.

La OPCC ossia la “Oficina de Protección de la Calidad del Cielo del Norte de Chile” (l’Ufficio di Protezione della qualità del Cielo del Cile settentrionale), è l’organizzazione che da più di 20 anni si occupa della salvaguardia dei cieli notturni in Cile, considerandoli patrimonio ambientale, culturale e astronomico del paese. L’obiettivo primario dell’associazione è quello di trasmettere il valore straordinario dei cieli cileni e di sensibilizzare chiunque sull’impatto dell’inquinamento luminoso tramite numerose campagne di sensibilizzazione aventi lo scopo di regolamentare l’illuminazione con lampade a luce fredda (Led), che comportano un aumento del deterioramento del cielo notturno, e le generali modalità di illuminazione, spesso scorrette e fuori norma. Ormai da anni i maggiori sforzi sono diretti verso l’istallazione di impianti di illuminazione esterna compatibili con le norme nazionali, una continua lotta per il mantenimento e il miglioramento delle condizioni di oscurità del cielo.
L’attivismo e la perseveranza della OPCC saranno sufficienti per contrastare il crescente inquinamento luminoso? E’ una battaglia molto più difficile di quanto possa sembrare, il cui esito non dipende solo dagli sforzi dell’associazione bensì da ognuno di noi, dalla nostra apertura mentale, dal riuscire a riconoscere il grande valore dei cieli stellati e dall’amore verso le future generazioni, a cui potremmo lasciare un patrimonio salvaguardato o che, per colpa nostra, non sapranno più cosa sia la Via Lattea rimanendo del tutto estranei alla bellezza dell’Universo.
Astronomi e astrofili come me hanno il dovere di contribuire alla difesa del patrimonio stellato, ovunque ci si trovi.

Raffaele Toniolo

Ciao, mi chiamo Raffaele e sono un Travel Designer. Sono nato a Vicenza, in Italia. Il Cile è la mia meta, la mia specializzazione. È il paese in cui ho riconosciuto nello sviluppo di itinerari di viaggio, nella guida e accompagnamento di viaggiatori, il mio contesto ideale. Siete i benvenuti nel deserto di Atacama!

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