La corrente di Humboldt, la cella di Hadley e l’effetto Föhn: la combinazione perfetta

di Raffaele Toniolo

Mentre ero in viaggio verso sud, in direzione Patagonia, sempre più affascinato e conquistato da questa lunghissima e stretta fettina di terra che è il Cile, è stato inevitabile rendersi conto del progressivo cambiamento paesaggistico. L’aridità del Deserto di Atacama conquista quasi metà del paese, colorando gli scenari dell’immenso altopiano andino, con contrasti in sintonia con la lunghissima costa settentrionale. Dalla capitale, però, le cose cominciano a cambiare. Vegetazione, laghi e fiumi prendono via via il sopravvento sul paesaggio secco e roccioso del nord, fino ad arrivare al cosiddetto “Sur Extremo”, la regione della Patagonia, in cui sono i ghiacci a dominare, talvolta estendendosi fino a raggiungere le fredde acque oceaniche, patria di delfini, leoni di mare, orche, balene e dei simpatici pinguini di Magellano.
Come è già stato specificato parlando del VLT, le regioni nordiche, considerate tra le più aride del pianeta, sono perfezionate dalla straordinaria combinazione naturale di diversi aspetti climatici: scarsissime precipitazioni, umidità relativa bassissima e altitudine dell’altopiano assicurando, come ho già precisato, più di 300 notti all’anno di cielo imperturbato.

Ma quali sono i fenomeni meteorologici alla base di questa condizione climatica miracolosa? 

Direi di iniziare dall’Oceano Pacifico e, più precisamente, mi riferisco alla corrente di Humboldt, il flusso di acqua fredda più importante del mondo. La corrente di Humboldt è una corrente marina fredda che scorre da sud a nord, più precisamente dalle coste occidentali della Patagonia alla costa peruviana settentrionale e cha origine dalla corrente circumpolare artica. A dire la verità, prima del mio arrivo in Cile non ne sapevo nulla. La prima volta in cui, per puro caso, ho sospettato su una possibile corrente di acqua fredda stavo facendo un bagno lungo una delle spiagge di Iquique, una delle città più settentrionali del paese. Dopo quel rapido bagno ricordo di essermi chiesto: ma com’è possibile che l’acqua sia così fredda pur essendo tanto vicini all’Equatore, così lontani dal Sud patagonico e in pura zona desertica?!

L’aspetto che rende così fondamentale la Corrente di Humboldt per la stabilità climatica settentrionale risiede nel fatto di essere la corrente responsabile del raffreddamento delle acque oceaniche che scorrono vicine a una buona parte della costa occidentale del Sud America. Questo raffreddamento consiste in una diminuzione della temperatura media dell’acqua di 7-8°C, con un conseguente abbassamento di temperatura dell’aria stessa che impedisce l’evaporazione e la formazione di cumulonembi nelle aree interessante, determinando quindi una generale scarsità di precipitazioni. 

Anche l’effetto dell’inversione termica gioca un ruolo importante. Questa, assieme alla presenza di una prima “Cordillera costiera”, ostacola la nebbia convettiva oceanica, conosciuta con il nome di “camanchaca”, risultato del mescolamento di acqua fredda, trasportata dalla Corrente di Humboldt, con acqua più calda ben più lontana dalla costa, fenomeno tipico durante il periodo invernale. Questo fenomeno comporta il mantenimento del clima arido e desertico di tutti i territori settentrionali.
Oltre all’effetto della corrente di Humboldt, per rendersi veramente conto del miracolo naturale che contraddistingue il Deserto di Atacama è necessario prendere in esame un altro paio di fenomeni non più legati all’azione dell’acqua bensì a quella di un altro elemento naturale: l’aria. Mi riferisco all’effetto e al comportamento della circolazione atmosferica nella fascia di latitudine che include il Deserto di Atacama e all’azione della Cordillera delle Ande che marca linearmente il confine tra Cile e Argentina. La fascia di latitudine compresa tra 0°-30° N/S è dominata dalla famosa cella di Hadley, la circolazione atmosferica responsabile dei moti convettivi nelle zone comprese tra l’equatore e i tropici. Masse d’aria calda e umida provenienti dall’equatore ascendono fino alla bassa troposfera raffreddandosi e deumidificandosi. Successivamente, queste si spostano e discendono verso le zone tropicali, portando con sé alta pressione e abbassando ulteriormente il valore di umidità relativa. L’effetto convettivo della cella di Hadley è quindi responsabile del mantenimento del clima arido in tutte le aree desertiche a nord e a sud dell’equatore in prossimità dei tropici, compreso il deserto di Atacama, e di quello equatoriale (bassa pressione) tipico delle zone umide lungo l’equatore. 

E infine, arriviamo al colorato altopiano andino. Grazie all’effetto Föhn, o “effetto favonio”, montagne di oltre 5000 metri riescono a difendere ulteriormente con la loro altezza la stabilità climatica settentrionale. Il fenomeno è concettualmente quello descritto per la cella di Hadley: una corrente di bassa pressione si raffredda in seguito alla sua ascensione lungo un versante della catena montuosa e perde buona parte della sua umidità sottoforma di precipitazioni. Il versante opposto riceverà quindi aria molto meno umida e fredda, che si scalda progressivamente per compressione adiabatica diventando calda e secca e favorendo un clima stabile.

Insomma…in Cile giornate soleggiate sono quasi sempre garantite! Per più di 1500 chilometri è possibile godere dell’ideale caldo secco offerto da tutta l’area desertica, sovrastati dal blu intenso e puro dei cieli del nord.

Raffaele Toniolo

Ciao, mi chiamo Raffaele e sono un Travel Designer. Sono nato a Vicenza, in Italia. Il Cile è la mia meta, la mia specializzazione. È il paese in cui ho riconosciuto nello sviluppo di itinerari di viaggio, nella guida e accompagnamento di viaggiatori, il mio contesto ideale. Siete i benvenuti nel deserto di Atacama!

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